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La commessa Ilaria

di aruzza (16/02/2007 - 16:42)

eh sì, perché dovete sapere che gestire un grande mercato della calzatura è molto complicato, sia dal punto vista amministrativo, sia da quello pratico…molte volte mi capitava di dover rimproverare le mie commesse perché troppo negligenti o addirittura scortesi con i clienti… come si sa a volte esagerano, ma ahime hanno sempre ragione; …ma Ilaria no…non che fosse sottomessa, anzi sapeva il fatto suo, ma la sua affidabilità e professionalità erano veramente al di sopra della media. Non era bellissima, le altre commesse erano sicuramente più affascinanti, alta 1,60 circa, capelli a caschetto biondi e molto magra. A volte la prendevano in giro per la statura minuta, ma lei si limitava a girarsi dall’altra parte… purtroppo la prediletta del capo non è mai vista di buon occhio! L’unica cosa che potevo rimproverarle era la poca cura del particolare, non curava molto l’aspetto e in certi casi la presenza è molto importante; preferiva la comodità all’eleganza, mentre le altre ragazze tentavano di essere il più sensuali possibile con minigonne mozzafiato e tacchi a spillo, lei portava maglioni castigati e poi…e poi non sopportava le scarpe col tacco, diceva che le davano troppo fastidio, così il più delle volte indossava delle scarpe da ginnastica del modello più in voga, almeno quello me lo aveva concesso; sì perché le prime volte si portava da casa delle zoccole aperte tipo “Dr. Scholl’s” ed era veramente troppo, inconsciamente la cosa mi garbava parecchio, aveva dei piedini veramente rispettabili, morbidi, un po’ arrossati sui talloni e ditine sottilissime, ma avevo messo da parte le mie fantasie erotiche e un mattino le avevo detto “Basta Ilaria con questi zoccoli, sembra che fai la donna delle pulizie!”…lei che non aveva mai osato contraddirmi disse “Lo faccio solo perché sono più comoda e riesco a lavorare meglio, tutto qui!”, “Lo so… ma ci vuole un po’ di gusto nelle cose, guarda ho un’idea potrai inodssare i nostri miglori modelli di scarpe da ginnastica almeno ci farai un po’ di pubblicità”… da quella mattina arrivava a lavorare e si metteva le scarpe che io sceglievo a seconda del modello da proporre… Fantasticavo molto sui suoi piedi e tutte le mattine avevo l’opportunità di vederli mentre si cambiava, erano così nervosi.. così graziosi…
Una sera arrivò da me Giorgia, un’altra commessa molto carina e molto “stronza”, probabilmente mi faceva il filo ed era gelosa delle attenzioni che mostravo per Ilaria…”La nostra cara si cambia le scarpine,ooh le fanno male i piedini!” lo diceva sempre al mattino quasi come un rituale… ma quella sera l’aveva studiata proprio bella.
“Senti Giacomo ieri sera sono andata a cena con il direttore commerciale di G**** e dice che domani vuole venire da noi per darci un premio produzione, non è fantastico?”, “Certo è bellissimo, ma guarda te sei terribile, sai coinvolgere chiunque”, “la classe non è acqua!..ma” “ma?””ma dobbiamo farci trovare in ordine, è un tipo molto attento ai particolari, secondo me noi commesse dovremmo indossare quel nuovo modello di stivali per la collezione autunno/inverno, non pensi che sia una buona idea?” “Ah, beh il Signor G*** ha puntato tutto su quel modello e se lo promuoviamo faremo sicuramente bella figura, dai OK!”…era molto tardi ed Ilaria era già andata via “Allora ragazze, avete sentito, domani bella presenza e stivali G**** dovremmo averli per tutte” e Giorgia disse “ho già controllato ci sono proprio per tutte…ah forse, non mi ricordo ma Ilaria porta il 36?”..io mi ricordavo bene che numero portava ma non dissi niente ed intervenne Mara “No mi pare il 38” allora Giorgia “Va bè è rimasto solo il 36 si dovrà accontentare per una volta!”…io dissi “Certo,certo dobbiamo fare bella figura”.
Era il 2 di Settembre e faceva ancora molto caldo, quella mattina arrivai per primo, alzai la serranda e vidi arrivare Ilaria…”Ciao, questa è una grande giornata, pensa che viene a visitarci il direttore commerciale di G*** e dice che ci darà un premio produzione” “Ma davvero?E’ fantastico” entrai nel negozio e intanto arrivarono le altre. Giorgia arrivò di corsa “Allora ragazze dobbiamo prepararci prima che arrivi, vado a prendere gli stivali”… corse sul retro e tornò con cinque scatole di quel modello famigerato, mentre le ragazze indossavano gli stivali, Ilaria era già andata sul retro per compiere il suo rituale mattutino, ma tornò indietro perplessa “Giacomo dove sono le mie scarpe da ginnastica?”…”Ah sì, per sta mattina dovrai indossare quegli stivali, sai per promozione…” “Quelli?” “Sì dai per una volta non puoi fare obiezioni!” erono stivali in pelle sottile, nera con una stella sulla punta ed avevavno un tacco di 12 cm., alti fino al ginocchio…”No dai Giacomo sono scomodissima con quelli”… Giorgia un po’ seccata”Mettiteli e stai zitta, vuo farci perdere un’occasione?” le porse l’ultima scatola rimasta, Ilaria li guardò e disse “Ma sono 36, io porto il 38” “Non importa vedrai che ti vanno bene lo stesso”…io dissi “Dai Ilaria non perdiamo tempo”.
Si sedette sullo sgabello, si tolse i sandali alla frate che aveva e prese gli stivali…”oh caspita…avete percaso delle calze?” Si guardò intorno ma nessuna le aveva, ne avevano portato un paio solo ed era per loro..”Cazzo con questo caldo…” L’atmosfera era già abbastanza tesa e non obbiettò più… si infilò a fatica gli stivali senza calze.
Stava molto bene, le slanciavano la figura, la rendevano più femminile e per rincuorarla le dissi “Sei bellissima!”; in quel momento entrò il Direttore commerciale…la giornata fu molto stressante, il tipo fece un mucchio di domande e di controlli, ma alla fine riuscimmo ad avere il premio ed i migliori complimenti; Ilaria e le altre conoscevano alla perfezione ogni particolare tecnico delle calzature della casa G**** e potevano presentarle al meglio ai clienti interessati all’acquisto…e poi il Sig. G**** era rimasto molto incuriosito dall’eleganza e il portamento con cui le nostre commesse indossavano quel modello di stivali; propose persino ad alcune di loro di sfilare per un catalogo….
Eh sì…era andato proprio tutto bene e non senza sacrifici, soprattutto per Ilaria….aveva dovuto tenere quelle “prigioni ai piedi” per tutto il giorno; ogni tanto notavo la sua voglia irrefrenabile di toglierseli, faceva perno con la punta dello stivale sul pavimento e quando non era osservata si prendeva in mano la caviglia e la massaggiava….senza tenere conto che Giorgia passando davanti a lei con fretta le aveva pestato un piede per sbaglio (per sbaglio?), Ilaria aveva emesso un gemito soffocato e tra i denti l’aveva insultata….
La giornata era finita ed il Sig. G*** prima di andarsene ci invitò tutti ad un cena d’affari con il presidente della società, io ero lusingato… “Ma devono venire anche le ragazze?…sa magari sono stanche…” e lui “Certo…e poi si figuri delle commese sono abituate a lavorare non crede, poi le dirò di più….la vera immagine e punto di forza del suo negozio sono proprio loro!”…”va bene allora…” e intervenne subito lui “Allora ragaze siete tutte invitate a cena con il presidente…mi raccomando venite vestite così…siete eccezionali!”….io guardai le ragazze e sui loro volti c’era un’espressione di felicità soddisfatta…certo, tranne che per Ilaria, poverina, non ce la faceva proprio più con quegli stivali, dovevano essere proprio una tortura per lei….Mi si avvicinò con lo sguardo basso e nell’orecchio mi disse “Giacomo, ti prego lasciami andare, non resisto più!”…”sei stata incredibile oggi…ti devo chiedere quest’altro sforzo, non deludermi, lo sai che sei la migliore…e poi ti prometto che se accetterai, tra due sere ti porto a cena solo con me…Ok?”. Sapevo che Ilaria non poteva rifiutare, primo perché era molto ligia al dovere e poi perché aveva una certa cotta per me, sì vedeva da molti atteggiamenti, me lo sentivo che era così…
Ma questa volta non mi rispose nemmeno, fece cenno di Sì con la testa e si massaggiò nuovamente la caviglia.
Andammo tutti da “Fernando”, un ristorante elegante proprio di fronte al negozio, lì davanti ci aspettava il presidente che era appena arrivato con un taxi…. “Buanasera Sig. Giacomo, ho già avuto modo di sapere dal mio collega che vi siete comportati bene oggi…””Bè…penso che sia stato il minimo per riconoscere il giusto prestigio ad un’azienda come la vostra!” “certo,certo…ah vedo che le commesse si presentano proprio bene…in linea con la moda e soprattutto indossano tutte quel modello di stivali…Lo sa che l’ho disegnato io personalmente?” “Davvero?…allora devo farle i complimenti ha una linea invidiabile” “Sì,Sì…anche se non ho badato molto alla comodità…sa la moda è moda a scapito di tutto e poi è un modello rivolto ad una clientela giovane e come si sa le ragazze giovani non guardano certo la comodità…” “certo…sono perfettamente d’accordo…allora entriamo?” “Sì, dopo di lei”.
Le ragazze intanto ridevano e scherzavano con il Sig. G*** , sembrava tutt’altro che burbero al di fuori degli ambienti di lavoro…Ci sedemmo ad una lunga tavolata, di fianco a me avevo Giorgia e Ilaria, poi di fronte il Sig G*** affiancato dalle altre e naturalmente a capo tavola c’era il presidente…..
La cena era proprio squisita, portate su portate, e intanto si discuteva di progetti molto allettanti con il presidente che non mancava certo di spirito con le sue battute fini e gentili…

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La vaniglia

di aruzza (07/02/2007 - 18:41)

Sento il marmo sotto i piedi, sento il freddo salire lentamente alle caviglie e lungo i polpacci, un freddo che sembra privarmi di qualsiasi sensibilità. Non mi muovo, lasciando la pelle a questo contatto. Immobile in mezzo alla stanza respiro a fondo e lentamente, sento il mio seno sollevarsi e di nuovo ridiscendere morbido, sento le dita delle mani appoggiarsi leggere sulle cosce, mentre le braccia rilassate si distendono lungo i fianchi. Non penso a te, mi curo soltanto del mio corpo, del mio corpo e delle sue sensazioni, del calore sprigionato dal contatto della pelle sulla pelle, della sensualità lenta e impalpabile del respiro e di questo freddo sottilissimo, paralizzante e pure così piacevole. Respiro a labbra socchiuse e le sento tendersi, asciugarsi, tirarsi sotto le carezze costanti del mio respiro. Respiro e lascio che la lingua vi scivoli sopra, umida, morbida, discreta.
Respiro e ascolto, ascolto il rumore di un fiammifero accendersi ed il lieve, quasi impercettibile odore di zolfo liberarsi dalla sua fiamma. Immagino le tue mani accendere ad una ad una le candele e ne sento il profumo, un leggero, dolce profumo di vaniglia. Vedo l'effetto delle loro fiamme sulle pareti della stanza ed il loro tremulo gioco sulla mia pelle. Lo immagino e lo vedo prendere forma nella mia testa, oltre la seta nera che accarezza i miei occhi e l'oscurità sensuale che mi circonda. Ti avvicini e sento il tuo profumo. Il tuo profumo e un calore sempre più intenso che scivola avvolgente sulla mia pelle e piano scende lungo la curva morbida del mio seno. La fiamma trema mentre il calore si fa più forte, vivo. Lo sento crescere e sento il fuoco quasi toccare il mio capezzolo. Un istante, insopportabile, acuto, violento. Sento il dolore affondare nella carne e salire dritto al cervello. Sento la pelle dolente bruciare e il desiderio di urlare arrivare fino alle labbra. Un istante ed inaspettatamente sento la tua lingua, calda, bagnata, umida leccare lentamente la mia pelle. Sento la saliva scivolare piano e le tue labbra morbide cercare di darmi sollievo. Ti cerco con il viso e lascio che le mie mani si perdano nei tuoi capelli, voglio accarezzare il tuo bacio. Ti rialzi lentamente, sento il tuo profilo sfiorarmi il viso e istintivamente mi volto a cercarti. Apro leggermente la bocca e aspetto che sia tu a volerlo. Un gioco rallentato e sento le tue labbra appoggiarsi alle mie, un bacio caldo, morbido, sensuale. Mi prendi per le mani, mentre ho ancora in bocca il sapore di te e mi guidi. I miei piedi scivolano morbidi sul tappeto, pochi passi e di nuovo si fermano. Ti sento sedere e la tua pelle nuda aderire perfettamente al divano. Immobile in piedi mi guardi. Sento il tuo sguardo scivolare sul mio corpo, accarezzare la mia pelle. Sento le tue dita scivolare sulle spalle e scendere giù verso il seno, le sento disegnare morbide linee tondeggianti, correre accarezzandomi e sfiorare i capezzoli senza fermarsi. Sento un brivido e tu che disegni sulla pelle delicata del mio ventre. Sento i tuoi pollici massaggiarmi e premere leggermente, sento il tuo respiro farsi sempre più vicino e il tuo calore umido accarezzarmi. Sento le tue dita risalire leggermente, scorrere morbide lungo i fianchi e scendere a fior di pelle seguendo la linea rotonda dei miei glutei.
Mi allarghi le gambe e stai così immobile per qualche secondo. Sento la pressione calda delle tue mani e le tue dita nascondersi fra le cosce. Sento la tua bocca avvicinarsi e stuzzicare l'ombelico, sento la punta della tua lingua intrufolarsi e solleticarmi giocando. Poi ti fermi e per un momento non sento più niente. Non il tuo respiro, non i tuoi baci, non le tue mani. Vorrei poterti vedere, cercare, toccare, ma resto ferma, immobile, in silenzio, accarezzata soltanto dal buio della seta.
Ed ecco la tua mano scivolare indiscreta sul mio sesso togliendomi il respiro. La sento accarezzarmi e bagnarsi calda del mio piacere. La sento premere, spingere, muoversi lentamente lungo le mie labbra ormai fradice d'eccitazione. Un brivido e il mio respiro diviene gemito leggero.
Il mio bacino inizia a muoversi, lentamente, assecondando il ritmo dei tuoi tocchi. Il clitoride è duro, gonfio, avido delle tue carezze. Vorrei guardarti, liberare i miei occhi e vederti. Vederti mentre mi accarezzi, mentre ti tocchi, ma non posso e sento soltanto il tuo respiro spezzato. Lo sento ed immagino la tua mano scivolare lentamente sul tuo pene, accarezzarlo, stringerlo, masturbarlo. Ti sento ed immagino le tue carezze veloci, poi rallentate e di nuovo forti. Vorrei allora allontanare la mano, inginocchiarmi davanti a te e far scivolare le mie labbra, giocare con la lingua e sentire in bocca il tuo sapore. Inaspettatamente mi sento tirare, le tue mani si serrano sulle mie cosce e mi aiutano a salire sul divano. Sono in ginocchio sopra di te. Sento le tue mani scorrere sui miei fianchi e arrampicarsi verso il seno. Sento le tue carezze piene, morbide e le tue dita affondare. Sento la punta dura del tuo pene sfiorare il clitoride e strofinarsi fra le labbra. Il respiro si taglia e scivolo in avanti appoggiando le braccia al sedile. Giochi così, stuzzicandomi e mi sembra d'impazzire. Poi finalmente le tue mani mi spingono verso il basso e sento la tua punta bagnata appoggiarsi all'ingresso. Il respiro si ferma, mentre tu inarchi leggermente la schiena e lentamente ti sento entrare, scivolare piano dentro di me. Stiamo così, immobili per qualche istante lasciando che i nostri corpi completino il loro abbraccio, poi lentamente sento le tue mani guidare i miei movimenti e il mio bacino muoversi lento. Un gioco rallentato, morbido che insegue il respiro. Inarco la schiena, lasciando che il mio abbraccio caldo e sensuale ti avvolga stringendoti. Mi muovo così, con lentezza, sopra di te. Sento le tue dita serrarsi ai miei fianchi e la tua lingua calda leccarmi la gola. M'inarco di nuovo ed immobile stringo le mie cosce alle tue. Ti sento affondare e sollevarti. Ricomincio a cavalcarti, più forte. Il ritmo aumenta, la testa mi gira ed il buio che lega i miei occhi sembra gettarmi in un vortice senza dimensione. Sento la mia pelle scivolare calda sul tuo corpo e il mio respiro fondersi con il tuo. Le mie labbra liberano gemiti strozzati, mentre le tue mani corrono lungo la mia schiena. Sento le tue unghie graffiare la mia pelle e le tue braccia stringermi sempre più forte. Ti sento dentro di me e non smetto di muovermi. Ti cavalco e ti voglio, mentre il ritmo diviene ormai incontrollato. I nostri corpi si muovono l'uno sull'altro bagnati dal piacere, si cercano, si sfregano, si attraggono. Perdo il controllo e sento le mie dita conficcarsi nella pelle del divano, sento le tue braccia stringermi, spingermi verso il basso e il tuo bacino sollevarsi. Sento i tuoi colpi affondare decisi, il tuo respiro spezzarsi e finalmente il tuo liquido caldo esplodere dentro di me sprigionando il mio stesso piacere, in una contrazione istintiva, violenta, dolorosa.
Mi muovo ancora, piano, su di te ritrovando il respiro e il controllo del mio corpo. Dondolo adagio mentre sento le tue mani liberare i miei occhi, li apro lentamente sentendo un dolore sottile e finalmente posso guardarti. Mi perdo nel tuo sguardo accarezzandoti e baciandoti mentre le candele continuano a bruciare, liberando un dolce profumo alla vaniglia.

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L' ispezione

di aruzza (07/02/2007 - 17:28)

E' cosa universalmente nota che un padrone possa e debba ispezionare la sua schiava... luoghi e modalità sono a sua discrezione....
“Cara, sono a casa!” saluta varcando la soglia dell'ingresso. Chiude la pesante porta di legno scuro dietro di sé, e si toglie il cappotto.
“Bentornato!” lo accolgo distrattamente, continuando a seguire i fornelli.
Lo sento varcare la porta della cucina, è dietro di me, il braccio si allunga verso la mia vita e mi cinge a sé. La sua ombra mi sovrasta, il braccio libero mi sposta e capelli da un lato ed un bacio si posa sul mio collo.
“Hai fatto la brava?” s'informa.
“Sì” rispondo arrossendo “Lasciami seguire la cena” protesto pudicamente.
“Continua pure” acconsente in un sussurro.
“Và bene” rispondo sollevata.
Però lui non si ritrae, continua ad ergersi dietro di me.
“Continua pure” ripete, mentre le sue mani iniziano a lavorare sull'abbottonatura e sulla lampo dei miei jeans, e me li abbassa piano piano.
Arrossisco violentemente... mi umiglierà ancora una volta....
Prima una gamba, poi l'altra... e non li indosso più.
Mi abbassa le mutandine, con ancor maggiore lentezza e me le sfila.
“T'ho detto di continuare a cucinare” mi rimprovera con voce imperiosa; s' è accorto che ho smesso di mescolare il riso.
Non riesco a ribattere, ma obbedisco al comando.
E' dietro di me, ma percepisco cosa stà facendo....
Porta le mutandine alle labbra, dopo averle annussate, ora la lingua inizia a leccare dove s'è posato il mio fluido.
“La biancheria di seta è costosa...” la sua voce è tagliente.
“Lo so” rispondo timidamente.
“Erano un regalo.... devi imparare ad aver più cura delle nostre cose” mi reguardisce “Ti insegnerò io a farlo” acconsente malizioso.
Spegne il fuoco dei fornelli e mi accompagna nel bagno, cingendomi col braccio, la mano posata sui monti di Venere.
Mi spinge delicatamente dentro la doccia, dove ha voluto installare una seggiolina di plastica.
Mi fà sedere, io protesto sommessamente....posso lavarmi da sola.
Ma lui sorride, tintinnando la testa, e mi divarica le gambe.
Mi passa il tubo flessibile della doccia idromassaggio e mi prega di tenerlo e di dirigerlo sulla figa. Prende la spugna morbida ed inizia ad insaponarmi, a frizionare.
Io mi stringo ai braccioli della sedia.
La pressione dell'acqua mi stimola, le sue carezze mi elettrizzano.
Facccio pipi.
Lui si eccitata ancor più e continua con maggior vigore.
Piango mentre il mio corpo vibbra di piacere.
Lui mi guarda di sottecchi e mi dà della puttanella.
Ma non è acora soddisfatto.
Il lavoro di spugna si placa e viene sostituito...
Le sue dita si fanno spazio nel mio orifizio.... uno, due, tre....
Mi avvinghio a lui, supplicando maggior piacere...
La sua risata pervade la stanza.....puttanella...............

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