La marmista
Affacciata alla finestra della sua abitazione la Marmista volgeva lo sguardo verso il portone d’ingresso. Il busto sporgeva dal davanzale e le tette sembravano uscirle dagli argini del reggiseno. Un raggio di sole, intrufolatosi nello stretto vicolo, le illuminava il viso. Teneva i gomiti saldi sul davanzale e con il palmo delle mani sorreggeva la mandibola mentre guardava da basso. Non aveva clienti in camera ed era sola in casa. Chiunque, transitando sotto la sua abitazione, vedendola affacciata alla finestra, l'avrebbe scambiata per una casalinga e non per quello che era.
Come molte sue coetanee, ricche di bella presenza e di aspettative non soddisfatte, era giunta in città intenzionata a frequentare l'Università. Alle prime difficoltà aveva interrotto gli studi e si manteneva esercitando un mestiere che le procurava molte soddisfazioni e parecchio denaro.
Monica è un tipo di donna speciale, forse unica, perlomeno nel modo in cui esercita la sua professione. Il soprannome di Marmista le è stato attribuito dai clienti, forse perché stupiti dalla consistenza delle tette che taluni sostengono essere compatte come il marmo.
D'abitudine veste con magliette aderenti e profonde scollature a V. Un tipo di abbigliamento che mette in dovuto risalto l'incavo fra le mammelle, le cui forme sono di una straordinaria bellezza. Incontrandola a passeggio, nelle rare volte che esce da casa, gli uomini restano incantati dai sobbalzi delle rotondità che dimoravano nel suo petto. Alta un metro e ottanta possiede gambe lunghe e affusolate che le conferiscono un aspetto da modella. Il bacino, non molto largo, si stringe sui fianchi stretti. Il viso, asciutto, è caratterizzato dal colorito rosato delle guance e dalle labbra carnose. I capelli, lunghi fino alle spalle, hanno riflessi dorati e suggeriscono l’immagine di donna nordica. Lei invece è nata a La Spezia.
La Marmista se ne stava affacciata alla finestra in attesa che sopraggiungessero i clienti quando, d'improvviso, una autovettura sbucò dal fondo del vicolo e venne a fermarsi dinanzi al suo portone di casa. La portiera dell'autovettura si aprì e dall'abitacolo uscì fuori un uomo dell'apparente età di cinquant'anni. Aprì il portellone nella parte posteriore del veicolo e sospinse una carrozzella di quelle pieghevoli, in uso agli invalidi, fuori dall’autovettura. Spostò il mezzo a due ruote sino al lato opposto rispetto a quello del guidatore. Aprì la portiera e con la forza delle braccia trasportò un giovane paraplegico sul sedile della carrozzella, dopodiché sospinse il mezzo verso il portone dell'abitazione della Marmista.
Monica li salutò con un cenno della mano, poi si levò dal davanzale. Dopo pochi istanti la serratura del portone si aprì. I due fecero il loro ingresso nell'edificio lasciando che l'uscio si chiudesse alle loro spalle.
Trascorse poco più di mezzora e il portone si schiuse di nuovo. Dal portone emerse la figura del ragazzo seduto sulla carrozzina. Di seguito l'uomo che la spingeva. Il viso del giovane non era più corrucciato come si era mostrato prima che facesse visita alla Marmista. L'uomo trascinò il ragazzo sul seggiolino dell'automobile, ripiegò la carrozzina su sé stessa e la ripose nel portabagagli. Si mise alla guida dell'automezzo e ripartì.
Passò una decina di minuti e sopraggiunse una signora anziana. Il suo passo era incerto, un bastone da passeggio l'aiutava a reggersi in piedi. Teneva per mano un giovanotto spastico che si contorceva su sé stesso. La donna, giunta dinanzi al portone premette il pulsante di un campanello. La Marmista si affacciò alla finestra, sorrise, e comandò l'apertura della porta.
Dopo mezzora i due clienti uscirono dal portone. Apparentemente soddisfatti presero la direzione di Via D’Azeglio e scomparvero alla vista della Marmista che si era di nuovo affacciata alla finestra. Nel frattempo un uomo anziano fece la sua comparsa all'inizio del vicolo. Si mostrava malfermo sulle gambe ed il suo passo era incerto. S'intuiva che era preoccupato. Il viso mostrava evidenti segni di preoccupazione. Era la prima volta che si recava dalla Marmista. La donna gli era stata indicata dagli amici della bocciofila. Sapeva che la tariffa praticata dalla ragazza era molto salata, ma gli avevano assicurato che la spesa sarebbe stata adeguata ai benefici che ne avrebbe tratto. Giunto dinanzi al portone si mise a leggere i nomi impressi sui campanelli. Gli occhi andarono a posarsi sul secondo pulsante partendo dal basso. La scritta era chiara:
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